MARTIRE RISORGIMENTO
Anche Brancaleone ha avuto un martire nel Risorgimento. Infatti, consultando l’elenco dei defunti seppelliti nel cimitero di Procida (Comune della Provincia di Napoli), balza agli occhi il nominativo di Giovanni Medici nato a Brancaleone nel 1824 da Domenicantonio e Francesca Ielasi. La scoperta è stata fatta dal dottor Vincenzo de Angelis, di Brancaleone, Medico di medicina generale con l’hobby della storia e della poesia e membro della Deputazione di Storia Patria per la Calabria. A proposito abbiamo sentito De Angelis per avere maggiori notizie. Dice il membro della Deputazione di Storia Patria per la Calabria:”Giovanni Medici apparteneva all’antica e nobile famiglia Medici di Brancaleone presente in loco almeno dal 1650 circa. Il nostro eroe lottò al fianco del martire Rocco Verduci nei moti insurrezionali del 1847 (i famosi moti di Gerace, ndc), quando si lottava per ottenere la costituzione e per la coccarda tricolore. Secondo quanto è riportato nel carteggio del Visalli, il giovane Giovanni Medici si spostava continuamente tra i paesi limitrofi ed era sempre in contatto con i capi di quel movimento. Giovanni Medici girava sempre in compagnia del cognato Vincenzo Mesiani (Capomassa) e entrambi erano sempre pronti all’azione. Poco prima del moto insurrezionale i due, assieme al altri rivoluzionari di Bianco entrarono dalla finestra nella caserma della Gendarmeria e rubarono a quel capo brigata l’intero incartamento di corrispondenza, due mazzi di cartucce, una pratella di moschettone e circa un quarto di rotolo di polvere da sparo che servivano per la causa. Successivamente tutti armati andavano alla ricerca fisica delle persone che rappresentavano i Borboni.” Continuando nella sua affermazione De Angelis dice ancora: ” Don Giovanni Medici era molto amico di Rocco Verduci uno dei cinque Martiri di Gerace. I due condividevano le stesse idee politiche e l’uno e l’altro avevano la massima fiducia. Don Giovanni Medici figurava delegato di Rocco Verduci e incaricato della Giunta Governativa Costituzionale. Dopo il fallimento del moto insurrezionale, Giovanni Medici, in compagnia di Gaetano del Vecchio, Antonio De Angelis, Pietro Musitano, Giovambattista e Pietro Raso, Silvestro Trminelli, tutti di Brancaleone, risulta tra i perseguitati politici. A differenza degli altri, per Medici, è stato riservato un trattamento speciale. Fu mandato nel carcere di Procida. Quel luogo era un vero e proprio lager che i Borboni utilizzavano contro chi era considerato una minaccia per il loro Regno. Un Carcere dove le celle erano scavate nella roccia, le epidemie erano all’ordine del giorno e soprattutto vi erano le torture. Molti perseguitati politici – termina De Angelis – videro la morte attraverso la tortura. Giovanni Medici subì questa sorte nel carcere di Procida nel 1852 ed il suo corpo non rientrò più a Brancaleone.” E’ un’interessante pagina di storia che sicuramente merita di essere approfondita per tributare ad un figlio di Brancaleone gli onori dovuti perché col suo sacrificio ha contribuito anche lui al processo di unificazione dell’Italia.